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Trasporto Pubblico Locale. Decreto Ristori bis, Mongelli: “Presa di coscienza o spot?”

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Il Segretario Generale della Faisa Cisal commenta le nuove misure economiche varate dal Governo   


Si leggono dichiarazioni ministeriali che porrebbero al centro dei programmi del Governo il Trasporto Pubblico Locale palesando la necessità di una riforma del suo modello organizzativo e di un progetto che possa renderlo più efficiente, sostenibile ed adeguato alla prospettiva di una riapertura completa di scuole e attività in totale sicurezza. Bene l’annuncio, nonostante il sindacato chieda da tempo interventi strutturali per un settore colpito negli anni da ripetuti tagli alle risorse che hanno anche aggravato il divario tra Mezzogiorno e resto del Paese. La necessità di un processo di riforma fondato su nuove regole e sulla necessità di ingenti investimenti, di più risorse e più sicurezza è sempre stato il mantra del sindacato, già prima della crisi pandemica. Il presagio che avevamo segnalato era concreto, ma si è scelto di affidarsi alla speranza anziché alla programmazione, facendo ricorso solo a dubbie percentuali del fattore di riempimento dei mezzi, senza chiedersi, ancora oggi, escludendo certamente il personale di guida, a chi è deputato il controllo e la conta sui mezzi di trasporto. Questa situazione ha purtroppo contribuito a far percepire dai cittadini il trasporto pubblico locale come un facile mezzo di contagio che ha prodotto non solo una forte riduzione ma anche e soprattuto questo triste convincimento, assolutamente da ribaltare, figlio di una confusione profonda. Auspichiamo, quindi, che le misure economiche adesso annunciate con il Decreto Ristori bis, possano essere l’inizio di una svolta che il settore aspetta, utile a riorganizzare un settore vitale per la crescita del Paese con una logica inclusiva e costante di confronto con tutte le parti sociali. Se è vero che le risorse ristoreranno ed alimenteranno un percorso virtuoso per il settore, cosa ovviamente tutta da dimostrare, è altrettanto vero che non vi sono più motivazioni credibili affinché sia ostacolato il percorso dei rinnovi contrattuali in forza delle crisi, da sempre usate per facilitare la moderazione salariale ma che allo stesso tempo deprimono retribuzione e consumi.