Filp Cisal: «L’inconcepibile strumento del ‘comunicato legge’»

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Sotto la lente d’ingrandimento la proroga per il versamento del secondo acconto IRPEF, IRES e IRAP e per la presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’IRAP

«Con l’ennesimo “comunicato legge” del 27 novembre 2020, il Ministero dell’Economia e delle Finanze, a ridosso della scadenza del 30 novembre, ha anticipato che è “In arrivo la proroga per il versamento del secondo acconto IRPEF, IRES e IRAP e per la presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’IRAP”. Quello che è accaduto quest’anno – ovverosia il rinvio degli adempimenti fiscali con un mero comunicato del MEF a ridosso della scadenza – non è altro che l’ennesima riproposizione di una storia nota che ormai da tempo si ripete per questo o per quell’adempimento, con al più qualche piccola variante. Eppure, quest’anno, una variabile ben più rilevante degli altri anni c’era e prende il nome di “Covid-19”. Evidentemente per il Ministero neanche una pandemia mondiale ed una gravissima crisi in atto presso quasi tutti i settori economici erano meritevoli di un rinvio programmato e ragionato delle scadenze fiscali. Ed è così che l’attività degli studi e delle aziende è stravolta, una volta di più, da uno strumento che di normativo non ha nulla e di dignitoso ha ancora meno. Come è possibile che neanche uno scenario fosco come quello attuale sia stato adeguatamente considerato dal Ministero, dal Legislatore o dai decisori politici nel venire incontro per tempo e razionalmente alle (unanimi) richieste delle categorie professionali e delle aziende nel rinvio degli adempimenti? Come è possibile che, una volta ancora, si sia deciso solo all’ultimo di “concedere” ai contribuenti e ai professionisti che li assistono una (inevitabile) proroga degli adempimenti fiscali? Ed è cosi che il rapporto di leale collaborazione e di buona fede che dovrebbe improntare i rapporti tra Fisco e contribuente è unilateralmente tranciato dalla parte pubblica, senza alcun motivo o nessuna giustificazione. Ora, è chiaro ormai che a nessuno importa della sorte dei professionisti. Lo si deduce dalla inesistente considerazione rivolta a questi soggetti dai vari provvedimenti emanati nel corso dell’emergenza epidemiologica. Si ritiene che i professionisti debbano recepire ed eseguire meccanicamente ogni novità che proviene da una legge, da un D.P.C.M. o da un qualsiasi atto (poco importa che, come nel caso dei comunicati “legge”, non abbia alcun valore giuridico) senza beneficiare di alcun supporto o aiuto: non importa se questo o quell’ordine va in contrastocon le logiche di studio, con la programmazione delle attività e delle risorse o semplicemente con il buon senso. I professionisti devono ormai abituarsi a questo nuovo “status” sociale? La risposta, ad avviso di chi scrive, non può che essere negativa ed ogni tentativo di delegittimare questa o quella professione va contrastato con impegno e determinazione. Lo Stato deve tornare ad essere in grado di intercettare le esigenze dei professionisti e non creare regole irragionevoli o disparità di trattamento. Deve comprendere che tutte le categorie professionali – tra cui quelle che svolgono attività di intermediari fiscali – svolgono una funzione di tutela degli interessi erariali e di presidio di legalità. Esse vanno dunque tutelate e non mortificate con inconcepibili e tardivi “comunicati legge”. L’alternativa per lo Stato non esiste, salvo che si voglia scardinare il servizio pubblico oggi reso da tutte le categorie professionali». Vincenzo Morelli, Commissario Nazionale Filp Cisal.