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Il nuovo fisco tuteli gli onesti. Per una maggiore equità, agire sul conflitto d'interessi

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(Italia Oggi, 25 settembre 2018)

In attesa che il Governo formalizzi le ipotesi di riforma in tema di politiche fiscali, previdenziali e del lavoro con il Documento di Economia e Finanze e che il Parlamento le discuta e le approvi con la successiva Legge di Stabilità, il Segretario Generale della CISAL, Francesco Cavallaro, dedica una particolare attenzione alla preannunciata riforma del Fisco, richiamando una proposta sostenuta dalla Confederazione Autonoma fin dai lontano 2011, al tavolo istituito dall’allora Ministro Tremonti sulla cosiddetta “economia sommersa”

“Non mancheremo di esprimerci nel merito dell’intera manovra - afferma Cavallaro - quando ne saranno definiti tutti i complessi e articolati termini. Anticipiamo, intanto, la proposta della CISAL in materia fiscale con l’attenzione dovuta alla componente lavoro da sempre in prima linea nel rispetto della legalità tributaria. Non c’è dubbio, infatti - stigmatizza con forza il Segretario - che un Paese da troppo tempo impotente di fronte allo scandaloso fenomeno dell’evasione fiscale e contributiva giunta ormai all’assurda cifra di 120 miliardi annui, non solo meriti, ma addirittura debba pretendere una riforma finalmente radicale, organica e soprattutto equa”.

“Quella ipotizzata, almeno nei termini dichiarati - prosegue Cavallaro -, tende, anche attraverso l’assoluta novità della cosiddetta flat tax, a realizzare una significativa riduzione della pressione fiscale, a impedire pagamenti in nero (se ne calcolano per circa 80 miliardi!), a rendere “amichevole” il rapporto Stato/Contribuente (“compliance”), a semplificare  drasticamente l’attuale “foresta” normativa. Obiettivi che, sia pure gradualmente, dovrebbero, a regime, liberare risorse a favore di cittadini e imprese. Risorse da indirizzare verso investimenti, lavoro e consumi per rafforzare e consolidare la crescita. Lascia perplessi, tuttavia, la prevista “pace fiscale” (diversa dai precedenti “condoni”!?!)  che dovrebbe accompagnare la riforma, anche per compensare, almeno in parte, l’inziale minor gettito tributario. Da tale operazione, i cui termini peraltro risultano al momento non chiari, trarrebbero certamente beneficio i soli evasori, mentre resterebbe non solo escluso ma anche mortificato il “popolo degli onesti” (lavoratori a redito fisso e pensionati, in particolare!)”.

“Ebbene - continua il Segretario -  è proprio in ragione di tale oggettiva considerazione che la CISAL lancia la propria proposta. La riforma prevista, infatti, sarebbe sbilanciata se non prevedesse anche l’introduzione strutturale nel nuovo sistema del cosiddetto “conflitto d’interesse”. Una proposta, quella della Confederazione Autonoma, che parte da una oggettiva constatazione: oggi, come ieri, chiunque effettui un acquisto, subisce in realtà una doppia tassazione. La quota di reddito impiegata per una spesa, infatti, oltre alla imposizione indiretta applicata all’atto del pagamento (IVA) ha già subito, nei numerosissimi casi di ritenuta alla fonte, o comunque subirà all’atto della dichiarazione dei redditi, un’ulteriore tassazione derivante dall’imposizione diretta (IRPEF). Chi consuma, in definitiva, paga due volte. Con la conseguenza che, non di rado, si sia tentati di effettuare spese o ricevere prestazioni in nero (doppio guadagno per l’evasore, momentaneo risparmio per il contribuente compiacente, minor gettito fiscale, di fatto a danno della collettività)”.

“Per contrastare alla radice un tale fenomeno – spiega il Segretario - il sistema più efficace deve quindi far leva sull’interesse del contribuente, o meglio sul suo contro interesse a ogni prestazione o spesa irregolare. Di qui la proposta della CISAL, che prevede una sorta di premio per il contribuente onesto in termini di deduzione o detrazione totale, parziale, o graduale delle spese effettuate, con applicazione di imposta piena sul solo reddito residuo. Evidente come in tal caso il contribuente si porrebbe di fronte al potenziale evasore in una forte posizione di contro interesse in quanto non realizzerebbe alcun vantaggio (o addirittura ne potrebbe essere penalizzato) dall’effettuare un acquisto o ricevere una prestazione “illegale” (in nero o grigio che sia!). Del resto, i tradizionali rimedi di contrasto all’evasione, hanno dimostrato finora scarsa efficacia, se è vero, come è vero, che nella migliore delle ipotesi hanno prodotto accertamenti di imposte evase (per altro non sempre recuperate per intero) oscillanti tra lo 0,40 e lo 0,50% del PIL. Mentre, con una “carta del contribuente” dotata di un chip inalterabile (una sorta di legal budget) sulla quale registrare, tramite Pos obbligatorio per il venditore o erogatore di servizi, tutte le spese nel momento stesso in cui sono effettuate, si evidenzierebbe l’importo complessivo annuo da utilizzare per le previste deduzioni o detrazioni in sede di dichiarazione dei redditi”.

"La riforma, inoltre - conclude il Segretario - andrebbe accompagnata e sostenuta da una sorta di patto (di conciliazione o riconciliazione) tra Stato e Cittadino, affinché nel nuovo sistema fiscale il “contrasto di interessi” si trasformi ufficialmente e solennemente in una sorta di strumento di “collaborazione di interessi”: io, Stato, mi rivolgo a te, Cittadino, conferendoti ruolo e responsabilità di primo garante della legalità fiscale del Paese, consentendoti, in cambio, la deducibilità o detraibilità in tutto o in parte delle spese sostenute. Un patto di importanza non secondaria, nell’ottica di un cambiamento radicale che valorizzi ruolo e dignità del cittadino attraverso la sua partecipazione attiva alle scelte fondamentali di legalità e di civile convivenza”.

 

A cura del Centro Studi CISAL


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