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Il Segretario Generale CISAL lancia un appello alle parti sociali per concordare misure concrete che restituiscano dignità al Lavoro. Un atto di ribellione contro politiche fiscali e previdenziali che colpiscono soprattutto le fasce più deboli della società, lavoratori e pensionati

 


Roma, 12 aprile 2017
– “E’ arrivato il momento di reagire al declino della nostra società attuando in concreto quel dettato costituzionale, volutamente e ripetutamente ignorato dal legislatore, che vede nel lavoro e nei lavoratori, opportunamente sostenuti, la salvezza dell’economia. La CISAL si propone sia ai propri aderenti, sia alle altre forze sindacali e politiche, come prima firmataria di un patto per lo sviluppo economico che non sia carico di vuote declamazioni, ma rechi proposte semplici e concrete.  Poiché la mancata attuazione dei principi costituzionali che riconoscono al lavoro il ruolo di motore dell’economia può esser considerata come una delle principali cause della nostra crisi, invito le parti sociali ad attuare questi principi - che sembrano rinverdire ogni giorno la loro attualità e imprescindibilità - attraverso interventi chirurgici sul sistema fiscale, previdenziale, finanziario e lavoristico.

 

Il Segretario Generale CISAL lancia un appello alle parti sociali per concordare misure concrete che restituiscano dignità al Lavoro. Un atto di ribellione contro politiche fiscali e previdenziali che colpiscono soprattutto le fasce più deboli della società, lavoratori e pensionati.

Roma, 12 aprile 2017 – “E’ arrivato il momento di reagire al declino della nostra società attuando in concreto quel dettato costituzionale, volutamente e ripetutamente ignorato dal legislatore, che vede nel lavoro e nei lavoratori, opportunamente sostenuti, la salvezza dell’economia. La CISAL si propone sia ai propri aderenti, sia alle altre forze sindacali e politiche, come prima firmataria di un patto per lo sviluppo economico che non sia carico di vuote declamazioni, ma rechi proposte semplici e concrete.  Poiché la mancata attuazione dei principi costituzionali che riconoscono al lavoro il ruolo di motore dell’economia può esser considerata come una delle principali cause della nostra crisi, invito le parti sociali ad attuare questi principi - che sembrano rinverdire ogni giorno la loro attualità e imprescindibilità - attraverso interventi chirurgici sul sistema fiscale, previdenziale, finanziario e lavoristico.

Solo rivendicando nei fatti la pienezza della nostra sovranità nel voler attuare il dettato costituzionale possiamo contrastare l’inerzia del legislatore in merito alla tutela del Lavoro, che ci ha condotti a una situazione sociale disastrosa, affidata a un documento di programmazione economica tracciato sotto dettatura della Commissione Europea, cui poco importa dei principi fondanti di ciascuno Stato membro.  

Uniti, dobbiamo imporre al Parlamento l’attuazione della Costituzione privilegiando la tutela del lavoro e attribuendogli pari dignità rispetto degli altri due fattori di produzione, terra e capitale.

Se analizziamo anche solo per grandi linee l’attuale assetto normativo sul quale si fondano le politiche di sviluppo, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che il legislatore sembra privilegiare quasi sempre la terra e il capitale, relegando proprio il lavoro in una posizione servente dei primi due. Anche la giurisprudenza costituzionale non ci aiuta, visto che sembra voler costantemente screditare ogni argomentazione fondata sul principio lavorista.

Sebbene il lavoro sia il fondamento della nostra democrazia, in questi anni abbiamo assistito ad una progressiva e crescente “messa all’angolo” appunto del lavoro, del frutto del lavoro ed anche delle organizzazioni dei lavoratori.

La fallimentare politica fiscale, che registra un’evasione di oltre 110 miliardi, ha contribuito a creare nel nostro bilancio una voragine che sembra si voglia colmare a spese di chi già paga, di chi non può evadere.

Confrontando il livello di tassazione del lavoro con quello degli altri due fattori della produzione, è fin troppo facile individuare dove si eserciti la maggior pressione: i beni immobili sono colpiti prevalentemente da imposte locali, le transazioni sui capitali scontano imposte mai superiori al 26%, mentre i lavoratori tutti - autonomi o dipendenti che siano - arrivano a versare al fisco, a fronte dei guadagni realizzati, imposte statali e locali che talvolta superano il 60% dell’imponibile.

È ovvio che - in queste condizioni - il tasso di disoccupazione che colpisce il nostro Paese non possa che essere fra i più alti d’Europa.

Interventi apparentemente destinati a ridurre le tasse o ad aiutare i redditi più bassi si sono rivelati depressivi e ingannevoli per i cittadini, hanno creato incertezza e sfiducia nel futuro e nelle istituzioni. I ripetuti blocchi dei contratti del pubblico impiego, il blocco dell’indicizzazione delle pensioni, un sistema previdenziale i cui effetti disastrosi si ripercuoteranno in misura sempre maggiore sui pensionati, sono l’esito di manovre di cassa che hanno annichilito il Paese”.

 

E’ quanto ha dichiarato ieri Francesco Cavallaro, Segretario Generale CISAL, in occasione del convegno “Il lavoro è la salvezza dell’economia”, organizzato presso la Camera dei Deputati dall’associazione culturale “L’Alba del Terzo Millennio” (nella foto).

 

Con la quota 100, finalmente un’ipotesi ragionevole di pensionamento che non penalizza ulteriormente gli italiani 

A fronte delle recenti proposte in materia previdenziale, il Segretario Generale della Cisal, Francesco Cavallaro, spiega perché solo proposte di pensionamento senza penalizzazioni possono fermare la spirale di povertà e sfiducia che colpisce soprattutto le fasce più deboli del Paese.

D: Segretario, l’anno prossimo i cittadini italiani si recheranno alle urne per le elezioni politiche. Quali provvedimenti prevede saranno assunti da Governo e Parlamento in questo lasso di tempo?

R: Di certo non mi aspetto miracoli. Mi basterebbe che con coraggio e senso di responsabilità si prendesse atto che i problemi più gravi del Paese, a livello socio economico, di occupazione e di welfare, non sono stati neanche sfiorati dall’azione politica. E si cominciasse ad affrontarli seriamente.

D: Pensa dunque finora si sia perso tempo prezioso?

R: La risposta sta nella situazione in cui versano i cittadini e in particolare i giovani, sempre che non si voglia affermare che le condizioni e le aspettative di lavoratori e pensionati siano cambiate in meglio negli ultimi anni. Livelli di disoccupazione giovanile che si attestano intorno al 40% non mi sembra rappresentino un indice di successo nella lotta alla disoccupazione.

Meno spazio alla politica nella pubblica amministrazione, un più ampio uso della contrattazione e la valorizzazione degli investimenti, alla base delle modifiche suggerite dalla Confederazione per il governo della PA 

 

 Roma, 22 marzo 2017 - La CISAL, convocata questa mattina in audizione sulla “legge Madia” presso la Commissione Parlamentare per la Semplificazione, ha presentato al Presidente Bruno Tabacci alcune proposte di emendamento sui decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione.

La CISAL e CISAL Terziario sollecitano l’Azienda a un confronto sul merito del processo organizzativo per trovare soluzioni condivise a tutela dell’occupazione e della professionalità italiana. Anche il Governo si impegni affinché la aziende che ottengono commesse italiane non utilizzino lavoratori in siti esteri

Roma, 6 marzo 2017 -  Non accennano a diminuire le preoccupazioni della CISAL per il futuro dei dipendenti della Carlson Wagonlit Travel, multinazionale leader nella gestione di viaggi d’affari, meeting ed eventi, che in Italia conta circa 750 dipendenti. 

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