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Nel corso dell’incontro svoltosi lo scorso lunedì 15 maggio con il Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, la CISAL ha esposto le proprie  considerazioni rispetto agli schemi di decreto legislativo di riforme rispettivamente del d.lgs. 165/01 (atto del Governo n. 393) e del d.lgs. 150/09 (atto del Governo n. 391).

In tale sede, la CISAL ha sottolineato l’estremo ritardo nell’esercizio della delega prevista dalla legge 124/2015, ritardo che ha inciso e continua a incidere sull’avvio del rinnovo dei contratti e ciò in spregio di quanto statuito dalla sentenza della Corte Costituzionale del luglio 2015, che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme che imponevano il “blocco della contrattazione” nel Pubblico Impiego.

Nel nostro ordinamento mancano le disposizioni, previste dalla Costituzione, destinate a fare del Lavoro un diritto effettivo. Necessario e urgente invertire la rotta.

Roma, 28 aprile 2017 - “Ho sempre riflettuto - anche per il ruolo che mi è assegnato - sull’effettivo significato dell’articolo 1 della Costituzione, che pone il Lavoro a fondamento della democrazia repubblicana, da leggere in combinato disposto con il successivo articolo 4, secondo cui “la Repubblica riconosce a tutti cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”.  Sfido chiunque a trovare nel nostro ordinamento strumenti che abbiano effettivamente inciso sulle condizioni che dovrebbero rendere il Lavoro un diritto effettivo. Esistono semmai meri enunciati normativi che difficilmente hanno inciso su quelle condizioni, se non addirittura per peggiorarle.

 

Possibile una nuova stagione per i diritti dei Lavoratori

Non si può celebrare degnamente l’anniversario della Liberazione nazionale senza ricordare che diverse disposizioni della Carta Costituzionale che ne fu l’esito, in particolare l’articolo 39, sono ancora in attesa di piena ed effettiva attuazione. Le disposizioni relative alla libertà di organizzazione sindacale, ribadita dagli articoli 12 e 28 della Carta di Lisbona sono tuttora in attesa di produrre tutti i loro effetti, almeno per quello che si riferisce al dispiegamento della forza dei sindacati autonomi, sia nella contrattazione collettiva che negli ambiti partecipativi che da questa scaturiscono.

Grave omissione, perpetrata nonostante la Corte Costituzionale abbia da tempo ammonito almeno sul contenuto della norma fondativa nazionale che “non può essere circoscritto entro i termini angusti di una dichiarazione di libertà organizzativa, ma, nello spirito delle sue disposizioni e nel collegamento con l’articolo 40 della Costituzione si presenta come affermazione integrale della libertà di azione sindacale” (v. Corte. Cost.  n. 29 del 1960).

La difficoltà di dare piena attuazione a questo principio nasce però non solamente dalla volontà del Legislatore che considera la libertà organizzativa e quella associativa dei sindacati come diritti da porre sullo stesso piano, mentre non lo sono affatto, ma anche da successive pronunzie della stessa Corte che troppo spesso si è solo limitata a constatare come “le libertà di associazione di organizzazione sindacale, di cui agli articoli 18 e 39 Cost., rientrano indubbiamente tra i diritti inviolabili dell’uomo “, senza voler tenere conto che l’eccessivo valore dato alla “maggior rappresentatività” di un sindacato rispetto ad altri  - resi in tal modo “più uguali degli altri” - genera inevitabilmente una stasi nei passaggi degli iscritti dal primo ad uno dei secondi andando così a comporre un quadro non molto lontano da quello che, coattivamente, era stato realizzato dal fascismo attraverso la disciplina corporativa del lavoro.

 

 

 


Il prossimo 19 ottobre scade il termine per la presentazione delle domande di iscrizione al primo corso di Alta Formazione in Europrogettazione organizzato dal Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria in collaborazione con la CISAL. 

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