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Troppe imposte ingiustificate

In Italia 250 tasse diverse e 1.779 leggi fiscali in vigore.

Il giudizio del segretario Cisal, Francesco Cavallaro, sulla riforma del sistema tributario.

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Secondo le stime più recenti l’evasione fiscale in Italia ammonterebbe ad oltre 100 miliardi di euro l’anno e vi sarebbe una economia sommersa estremamente rilevante con percentuali notevoli rispetto al prodotto interno lordo. Questi elementi dimostrano con chiarezza che per risollevare le sorti del nostro Paese non si può più prescindere da un’efficace lotta all’evasione fiscale che riporti finalmente alla legalità.

Il pagamento dei tributi è uno dei principali doveri che il cittadino è chiamato ad assolvere nei confronti dello Stato e degli altri enti pubblici, la Carta Costituzionale, infatti, pone il sistema tributario come pietra angolare della nostra democrazia, ogni sua violazione, pertanto, ferisce la comunità nelle sue fondamenta.

L’art. 53 della Costituzione così postula: “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Il dovere tributario si iscrive dunque tra quei doveri inderogabili di solidarietà, contemplati dall’art. 2 della costituzione, che derivano dall’inserimento dell’individuo nella società, nella comunità organizzata.

La CISAL ritiene che la politica fiscale non possa abdicare al proprio ruolo di sostegno allo sviluppo economico e alla redistribuzione del reddito, resta fedele all’idea che il carico fiscale debba ispirarsi al principio costituzionale della progressività e non costituire un freno per la competitività delle imprese.

Il sistema fiscale deve essere fattore di equità e giustizia sociale, non deve trasformarsi, in una logica aberrante, in elemento di destabilizzazione sociale e di alterazione della competizione economica.

Il fenomeno dell’evasione fiscale in Italia, oggi, ha raggiunto – ahinoi - livelli decisamente incompatibili con l’affermazione stessa di democrazia, occorre quindi una politica rigenerata, che sia sorretta da grandi ideali e che sappia dare adeguate risposte alle molteplici domande di giustizia.

Non c’è dubbio, infatti, che un Paese da troppo tempo impotente, se non anche tollerante o comunque di fatto immobile di fronte a questo scandaloso fenomeno, non solo meriti ma pretenda una riforma finalmente radicale, organica e soprattutto equa nei confronti di lavoratori e pensionati.

Si è in attesa che il Governo formalizzi le varie ipotesi di riforma tuttora oggetto di discussione e di dibattito, anche acceso, sui media e non solo, in vista della prossima Legge di Bilancio: dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale, dalla flat-tax al ritocco in basso delle aliquote fiscali.

La lotta all’evasione, secondo gli intendimenti della CISAL, deve restare un obiettivo prioritario ed obbligato, oltre che eticamente giusto, necessario per sostenere e rilanciare, anche in una più ampia visione di futuro, un’efficace politica degli investimenti pubblici e privati, nelle infrastrutture, nella ricerca, nell’ambiente, nelle tecnologie avanzate e quindi nella scuola, nella formazione, nella previdenza, nella salute. In due parole: nel lavoro e nell’occupazione.

Proprio in occasione dell’incontro tra Governo e parti sociali, convocato dal Premier Giuseppe Conte lo scorso giovedì 25 luglio per discutere con le parti sociali in materia di riforma del fisco, il Segretario Generale della Confederazione, Francesco Cavallaro, presente al tavolo dei lavori, ha colto l’occasione per richiamare, appunto a proposito di lotta al fisco, la proposta di introdurre una normativa sul “contrasto di interessi” che consenta un’ampia deducibilità delle spese sostenute per le esigenze delle famiglie e faccia emergere le transazioni commerciali e professionali che avvengono in “nero”.

Cavallaro, ne ha illustrato i punti nodali esponendo l’idea di istituire una sorta di “carta del contribuente” sulla quale registrare, tramite “POS”, le spese per le quali si potrebbe consentire una parziale/totale deduzione/detrazione, favorendo l’interesse del cittadino alla fatturazione o emissione di scontrino/ricevuta fiscale.

Si concretizzerebbe, in questo modo, una specie di patto sociale tra il cittadino e lo Stato affinché il “contrasto di interessi” si trasformi in una vera e propria “collaborazione di interessi” che assicuri al cittadino il ruolo, non solo morale, di primo garante della fiscalità dello Stato.

La proposta parte da una oggettiva constatazione: chi consuma paga due volte.

La quota di reddito impiegata per una spesa, infatti, oltre alla imposizione indiretta applicata all’atto del pagamento (IVA), ha già subito, nei numerosissimi casi di ritenuta alla fonte, o comunque subirà all’atto della dichiarazione dei redditi, un’ulteriore tassazione derivante dall’imposizione diretta (IRPEF) con la conseguenza che, non di rado, si ha la tentazione di effettuare spese o ricevere prestazioni in nero.

Ciò si traduce in: doppio guadagno per l’evasore, momentaneo risparmio per il contribuente compiacente, minor gettito fiscale, danno di fatto alla collettività tutta.  

Per contrastare alla radice un tale fenomeno, il sistema più efficace deve quindi far leva sull’interesse del contribuente, o meglio sul suo contro interesse ad ogni prestazione cui corrisponde una spesa irregolare.

Pur apprezzando in linea di massima varie iniziative dell’attuale Governo, la CISAL non guarda con molto favore alle ipotesi di introduzione di una flat-tax, in particolare, lascia perplessi la nuova pace fiscale che dovrebbe accompagnare la riforma, anche per compensare, almeno in parte, l’inziale minor gettito tributario.

Da tale operazione, che si afferma non essere un condono ed i cui termini risultano al momento non chiari, comunque trarrebbero beneficio evasori più o meno volontari, mentre ne resterebbe mortificato il cosiddetto popolo degli onesti, lavoratori a reddito fisso e pensionati in particolare.

La confederazione, resta, invece, convinta della necessità di lavorare in direzione di un abbattimento del cuneo fiscale.

Il carico fiscale che investe il lavoro dipendente - che non a caso contribuisce in modo rilevante all’intero gettito IRPEF (unitamente al prelievo sulle pensioni) – penalizza, infatti, non solo il lavoratore ma anche, e in modo grave, la competitività delle nostre imprese.

Si attendevano novità sul taglio del cuneo fiscale già con la scorsa manovra, ma l’unico intervento in merito è stato rappresentato dal taglio delle tariffe Inail che poco ha inciso sulla complessa materia del costo del lavoro.

Un rilancio dell’economia e del lavoro, che passasse dal taglio del cuneo fiscale a fronte di imposte e contributi che pesano per circa il 50% sulle retribuzioni, genererebbe un doppio beneficio sia sul fronte del reddito dei lavoratori sia su quello del costo per le imprese liberando risorse per l’economia, dai consumi agli investimenti, comprese le nuove assunzioni.

Sempre in materia fiscale, un’ulteriore proposta che la CISAL intende supportare è quella che prevede una franchigia fiscale per le aziende del meridione che dimostrino di aumentare il loro fatturato.

L’idea è quella di offrire nell’arco temporale di cinque anni, sgravi fiscali sul volume di fatturato incrementato rispetto a quello fatto registrare nel 2019. Al tempo stesso si propone di riaccreditare alle Aziende i costi fiscali sostenuti per nuove assunzioni effettuate nel quinquennio 2020-2025. Queste operazioni, ovviamente, non avrebbero costi diretti per le casse dello stato e comunque produrrebbero un maggior gettito sul fronte dell’IVA, favorendo anche l’emersione fiscale.

Vi sono poi questioni conseguenti all’appartenenza alla U.E. del nostro Paese.

Oggi, all’interno dell’U.E. stessa, esistono normative fiscali fortemente differenziate, questo è un fattore di forte iniquità che mina alla base i principi ispiratori dell’Europa Unita, poiché costituisce un fattore di alterazione della corretta competizione tra i vari Paesi.

Tale aspetto deve essere affrontato con priorità, introducendo correttivi che uniformino norme e misure del prelievo fiscale, con specifico riguardo a quello che concerne le grandi imprese e le imprese che operano tramite il web.

Nel nostro paese, infine, si contano circa 250 imposte diverse e circa 1779 leggi fiscali in vigore, un altro problema da risolvere è proprio quello di troppe tasse ingiustificate.

Sia per i lavori dipendenti o pensionati, sia per i lavoratori autonomi e le imprese serve un fisco più agevole che non sia di per sé fattore di complicanza, bisogna semplificare evitando “accanimenti terapeutici”, soprattutto in caso di errori formali.

Rispetto alla prossima legge di stabilità, più in generale, alla futura azione di Governo e Parlamento, la CISAL afferma la necessità di perseguire un piano di risanamento del Paese che tocchi, oltre ai temi del fisco, la previdenza, le infrastrutture, al fine di assicurare sviluppo e crescita economica, incrementando l’occupazione e la coesione sociale attraverso una politica di abbattimento delle distanze che riduca il forte divario ancora esistente tra nord e sud.

 [ A cura del Centro Studi Cisal ]