La CISAL esprime netta contrarietà rispetto al Disegno di Legge del Ministro Bongiorno per la riforma della PA

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La CISAL esprime un giudizio fortemente negativo rispetto al disegno di legge, presentato dal ministro della Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno, concernente la concessione al Governo di alcune deleghe per il miglioramento della Pubblica Amministrazione.

In particolare si è avuto modo di rilevare che ancora una volta si tenta di imputare ai dipendenti pubblici una serie di carenze che sono da ricondurre esclusivamente alla classe politica, sempre più incapace, ma sempre più pervicace nel porre continuamente in essere riforme della PA, e sempre più riottosa a prendere atto che non esiste “la” pubblica amministrazione, bensì migliaia ed ognuna con la propria specificità. Occorre si, forse, mettere mano ad una seria riforma della PA che dovrebbe avvenire semplificando, se possibile, il numero delle amministrazioni, accorpando ove possibile e conveniente le competenze, sopprimendo posizioni dirigenziali, qualora ridondanti, riducendo le spese per gli affitti per le strutture pubbliche e soprattutto, garantendo le risorse necessarie per il buon funzionamento dei servizi.

Il disegno di legge presentato dal Ministro Bongiorno è una sorta di riedizione della riforma Brunetta, che soffre dell’aggravante di arrivare dopo che l’inutilità e la dannosità di quella riforma sono già ampiamente comprovate.

La nuova proposta di legge delega, oltre a concentrarsi su aspetti che non colgono le reali disfunzioni in essere, appare anche viziata da una diffusa genericità che ne mette in dubbio le legittimità costituzionale.

A giudizio della CISAL se la riforma fosse portata a compimento le difficoltà di funzionamento della PA addirittura aumenterebbero, anche per le modalità di accesso all’impiego e per la valutazione del merito e della produttività per le quali si prevede una disciplina normativa unica per tutto il sistema della PA, che di fatto renderebbe ingestibile l’intera materia.

Valutazione di produttività e merito devono essere fatti, nell’ambito di criteri trasparenti e obiettivi, in relazione alle situazioni concrete, estremamente diversificate anche nell’ambito di ogni singola amministrazione cui si riferiscono, e non possono essere ispirate da principi teorici non attinenti alla natura della prestazione lavorativa.

Relativamente alla natura del rapporto di lavoro, inoltre, la proposta governativa tende a ridurre ulteriormente gli spazi riservati alla contrattazione collettiva, di fatto tentando di rilegificare la disciplina.

Nel complesso, dunque, la proposta di legge suscita più di una perplessità: pensare di recuperare efficienza nei servizi reintroducendo il “giuramento” come atto formale per l’immissione in servizio e magari subito dopo aver obbligato i dipendenti a rendere le proprie impronte digitali per la verifica delle presenze è abbastanza singolare!

Ancora più discutibile è formulare simili proposte in un momento in cui, dopo quasi 10 anni di blocco dei rinnovi contrattuali, interrotto solo a causa di un esplicito pronunciamento della Corte Costituzionale a seguito del ricorso presentato dalla FIALP CISAL, non vi sia la volontà di reperire le risorse per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, mostrando, già in questo fondamentale aspetto una preoccupante continuità col passato che, ripetiamo, emerge in modo ancora più netto con la proposta di legge ora formulata.

Resta inaccettabile, in ogni caso, che in chi non garantisce i soldi per il rinnovo contrattuale e per il finanziamento del salario accessorio ci sia la tentazione di stabilire nuove regole per la assegnazione di quel salario, con il risultato di svuotare ancora di più la contrattazione di comparto ed aziendale, ovvero quella più vicina ed attenta alle reali esigenze delle varie amministrazioni. Ed occorre anche avere memoria di ciò che è avvenuto negli anni, ovvero sin da quando le disponibilità per i rinnovi contrattuali venivano definite sulla base del tasso di inflazione programmata e si riservava una quota di tali disponibilità da destinare alla produttività ma poi con il ripetersi dei blocchi contrattuali e quindi la perdita economica subita e quella che si trascinerà sia sulle retribuzioni che sulle pensioni, la progressiva riduzione del personale in servizio, l’innalzamento dell’età media, l’assegnazione di nuovi compiti e funzioni, tali risorse sono diventate elementi definitivamente importanti delle retribuzioni dei dipendenti pubblici.

Nel corso dell’audizione parlamentare tenutasi al Senato sul ddl di legge, infine, la CISAL ha evidenziato la necessità che la delega contenga, invece, una norma per ripristinare alcuni comparti di contrattazione collettiva, soppressi a seguito delle limitazioni imposte dalla riforma Brunetta e confermate dal Ministro Madia, che stanno pregiudicando l’ottimale funzionamento dei sistemi premianti degli Enti dell’ex Parastato e delle Agenzie Fiscali, per i quali, come del resto per numerosi altri settori della PA tra cui la Scuola, si pone una drammatica esigenza di reperire nuove risorse umane attraverso un piano di assunzioni rivolte in primis al personale precario.


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