Notizie dal mondo

Test di governo su fisco e lavoro. Tra spesa e crisi, gli impegni elettorali alla resa dei conti

  • dimensione font riduci dimensione font riduci dimensione font aumenta la dimensione del font aumenta la dimensione del font
  • Stampa
  • Email
  • Ottieni il PDF dalla pagina webPDF

(Italia Oggi, 26 giugno 2018)

A meno di un mese dall’insediamento del Governo Conte, chiediamo al Segretario Generale della CISAL, Francesco Cavallaro, una prima valutazione sulle iniziative che il nuovo esecutivo si accingerebbe ad assumere in tema fiscale, previdenziale e di politiche del Lavoro, priorità da sempre sostenute dalla CISAL per restituire al Paese benessere ed equità sociale.

Domanda. Segretario, anche sulla base del “contratto di governo” e delle ipotesi di soluzioni di cui si parla, sia pure ancora in via ufficiosa, qual è la posizione della CISAL nei confronti dell’esecutivo Conte?

Risposta. La nostra posizione, storicamente autonoma rispetto alla politica, rispecchia i principi di indipendenza e libertà di azione che ci contraddistinguono fin dalla nascita, nel lontano 1957. Al di là dei governi che si avvicendano alla guida del Paese, il massimo impegno della CISAL è sempre stato finalizzato all’aumento dell’occupazione e alla difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori e dei pensionati. E l’unico modo per creare lavoro dignitoso, al Nord come al Sud, è far ripartire investimenti, salari e quindi consumi. La recente previsione di rallentamento della già lieve crescita economica del Paese, richiamata pochi giorni fa dallo stesso Ministro Tria nella discussione sul DEF, conferma l’urgenza di un piano strategico in tale direzione. Se lo aspettano in particolare il Sud, i giovani, i precari e i troppi disoccupati. Se lo aspetta l’intero Paese.

D. Uno dei primi provvedimenti del Governo Conte sarà il decreto fiscale previsto per fine luglio, che punterebbe a una tassazione semplificata. Crede che la flat tax possa contribuire alla nostra crescita economica?

R. L’uso del condizionale ci conferma che siamo ancora nel campo delle ipotesi. E’ necessario quindi conoscere in dettaglio il nuovo sistema fiscale proposto dal Governo per valutarne l’impatto e gli effetti sui contribuenti, oltre che la compatibilità con l’attuale gettito tributario. Non solo. Una radicale riforma del fisco, per quanto auspicabile, non potrà né dovrà comunque prescindere dal fatto che annualmente sulle tasse regolarmente pagate dal “popolo degli onesti” (lavoratori dipendenti e pensionati in primis) finiscono per gravare anche ben 110 miliardi di euro evasi. Un fenomeno, quello dell’evasione, rispetto al quale non a caso la CISAL sostiene da sempre l’introduzione strutturale, nel sistema, del “conflitto di interessi” con la conseguente possibilità per il contribuente onesto di dedurre o detrarre in tutto o in parte le spese documentate. Sempre sul fronte della tassazione, inoltre, è ormai improcrastinabile una drastica diminuzione del costo del lavoro, questa volta però sul versante lavoratori e pensionati.

D. La CISAL da 60 anni attende un’inversione di rotta che consenta di attuare il dettato costituzionale che fa del Lavoro il nucleo fondante dell’assetto repubblicano. Quale dovrebbe essere a suo parere l’approccio del Governo su questo fronte?

R. Il Governo Conte dovrebbe riconoscere un reale valore precettivo all’articolo 39 della stessa Costituzione secondo cui “l’organizzazione sindacale è libera” e che ogni sindacato, se registrato ed acquisita quindi personalità giuridica,  pur se dotato di un minimo di rappresentatività, fosse legittimato a stipulare contratti collettivi con efficacia erga omnes. Sappiamo invece che così non è, visto che proprio l’articolo 39 è ancora in attesa di piena ed effettiva attuazione, nonostante la libertà di organizzazione sindacale sia stata ribadita dagli articoli 12 e 28 della Carta di Lisbona. Il nuovo Governo potrebbe risolvere il contrasto fra Costituzione vigente Costituzione vivente che si rinviene tra le disorganiche disposizioni legislative, sparse nel mare magnum dell’ordinamento, in base alle quali, ad esempio, la chiave della legittimazione sindacale è vista, puramente e semplicemente, nella rappresentatività anziché nella rappresentanza: intendendosi la prima come situazione di diritto sempre prevalente sulla seconda, degradata a mera situazione di fatto tale da assumere rilievo nella contrattazione solo a condizione che non vada a contrastare con indicatori inopinatamente posti dallo stesso legislatore per individuare “maggiori” livelli “comparativi” (termini del tutto estranei al dettato costituzionale) di rappresentatività di un’associazione sindacale rispetto ad un’altra. 

D. Il preannunciato “decretone d’estate” fa riferimento anche alla pace fiscale e alla riforma dei centri per l’impiego, che aprirebbero la strada al reddito di cittadinanza. Una misura a suo parere potenzialmente efficace per combattere la povertà?  

R. Per comprendere in quale misura la pace fiscale cui fa riferimento il documento sia efficace in ordine a un aumento di liquidità nelle casse dello Stato, dobbiamo attendere quantomeno che vengano definite le condizioni di accesso alla pacificazione. Peraltro, va tenuto presente da un lato il rischio di una entrata “straordinaria” e non strutturale, dall’altro, come già accennato prima, la necessità, morale prima ancora che giuridica e finanziaria, di non mortificare oltre il “popolo degli onesti” che le tasse le ha sempre pagate. Per quanto riguarda i previsti due miliardi da investire sui centri per l’impiego, l’idea, pur apprezzabile, desta perplessità se raffrontata alle tante buone intenzioni di cui è lastricata, purtroppo, l’impervia strada delle innumerevoli riforme nella pubblica amministrazione. Il vero problema è e resta l’occupazione. Certo, rendere efficace ed efficiente l’incontro tra domanda e offerta attraverso strutture modello è sicuramente indispensabile, ma diventa difficile se non impossibile quando l’offerta, cioè il lavoro, non c’è, o è estremamente scarsa. Sul reddito di cittadinanza, sempre in attesa di conoscerne i termini e le coperture, due le considerazioni di merito. La prima: non deve scadere a mera misura assistenziale. La seconda: deve contrastare concretamente la disoccupazione con particolare riguardo a quella per così dire “tecnologica” ormai pericolosamente incombente nella nostra società.

D. Altro fronte su cui, con il passare dei giorni, la cautela sembra prevalere sulla risolutezza preelettorale, è quello pensionistico. Ritiene che la “Quota 100” possa essere una soluzione utile a ripristinare un equo sistema previdenziale?

R. E’ indubbio che la Legge Fornero, che costringe gli anziani al lavoro e i giovani ai margini del mercato dell’occupazione, sacrificandone le aspettative sull’altare delle esigenze di cassa, debba essere riformata. L’aspettativa di vita media, su cui si basa il calcolo contributivo, così come l’accelerazione del coefficiente di trasformazione, sono profondamente iniqui e non condivisibili. La “Quota 100” tuttavia configura un’alternativa ragionevole, a patto che non influisca sulla storia pregressa dei lavoratori. Riteniamo inaccettabile ricalcolare con il metodo contributivo, ragguagliato ai coefficienti di trasformazione a 64 anni, le future pensioni a requisiti ridotti, riducendo così l’ammontare di quanto legittimamente maturato nel tempo.

D. Volendo individuare un primo provvedimento urgente, concreto e a costo zero da assumere nell’interesse dei lavoratori, quale intervento suggerirebbe al Governo?

R. Lo smantellamento immediato dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, senza alcun dubbio. Si tratta di un’agenzia, meglio una sovrastruttura, creata dal Governo Renzi sotto l’egida del Ministero del Lavoro con lo scopo di evitare accessi ispettivi multipli nelle aziende. Risultato, un disastro sia sotto il profilo della sicurezza sul lavoro - che ha visto tra l’altro confondersi sotto i colpi della burocrazia le specifiche competenze maturate dal personale di Inail e Inps - sia della lotta all’evasione contributiva, che ha registrato negli ultimi tre anni perdite per oltre 600 milioni di euro. Peccato dover dire “l’avevamo detto”, ma la CISAL fin dall’inizio si era battuta in difesa di un sistema ispettivo efficace, per quanto migliorabile, imperniato, appunto, su Inps e Inail. Sarebbe sufficiente, cioè, dare vita a un più efficiente coordinamento operativo tra le istituzioni preposte, confermando ad INAIL e INPS la necessaria autonomia e ai rispettivi funzionari ispettivi il pieno esercizio delle loro complesse competenze. Competenze le cui articolate specificità professionali, è bene sottolinearlo, meriterebbero di essere implementate a garanzia dell’intero sistema di sicurezza sul lavoro e non confuse o diluite come purtroppo sta avvenendo. Il che vale per l’intero mondo del lavoro, ma soprattutto nel più specifico campo degli infortuni e delle malattie professionali anche in ragione delle incombenti evoluzioni tecnologiche, le cui ricadute sulla salute e sul benessere dei lavoratori meriterebbero una maggiore e costante attività di indagine, ricerca e controllo.


Cerca