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- Formez, vittima eccellente di governi confusi

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Privatizzare, dismettere, ridimensionare. Sono le parole d’ordine imposte dai sacerdoti del neo-liberismo per ridurre il debito pubblico, dietro la minaccia dell’intervento della Troika (Fondo Monetario, Bce, Commissione europea). Non intendiamo addentrarci qui nel merito delle reali motivazioni alla base di tali ricette draconiane. Sottolineiamo solo che il debito pubblico – così come è posto dalla tecnocrazia dominante e dai media mainstream -  è una delle più colossali fake news in circolazione, in quanto la metà del debito dell’Italia (e non solo) è una finzione contabile costituita dal totale della moneta circolante che ognuno di noi ha in tasca o nella propria disponibilità. I governi che si sono succeduti in questi ultimi dieci anni – da Monti in avanti – si sono ben guardati dal cancellare, come suggerito da Carlo Cottarelli, le migliaia di enti inutili e società partecipate il cui unico scopo - con poche eccezioni - è elargire lauti compensi ad amministratori e consulenti. Si è preferito andare a colpire le poche eccellenze. Si è preferito, dunque, ridimensionare l’Inps e l’Inail sottraendo a questi enti l’attività ispettiva per creare un nuovo carrozzone del ministero del lavoro, l’Inl, il cui fallimento è palese. Sono infatti crollati -  da allora - gli accertamenti di irregolarità contributiva, favorendo quelle aziende che lucrano sul lavoro nero e distorcono il mercato. E cosa dire della privatizzazione della Croce Rossa, che ha lasciato gli appalti del 118 nelle mani di coop e croci dai colori più disparati, oggetto dell’attenzione di varie procure. Un classico esempio di socializzazione dei costi per privatizzare i profitti.

Un caso emblematico di confusione normativa e pressapochismo politico riguarda il Formez, associazione “in house” partecipata da ministero della funzione pubblica e da diverse regioni, che si occupa –tra l’altro – di formazione e di attivazione dei fondi comunitari per conto degli enti locali.  Fino al 2014 il Formez riusciva a gestire 40 milioni l’anno di fondi europei ed aveva un attivo consolidato di bilancio di oltre 4 milioni, a fronte di un contributo dello Stato pari a 20 milioni ridottosi a 16 negli anni successivi. Se si pensa che uno dei nostri problemi è che i comuni non riescono a utilizzare gli investimenti che la Ue mette a disposizione per le aree svantaggiate, si comprende il ruolo fondamentale che riveste il Formez.  Invece di potenziarne l’attività, cosa fa la politica? Con un decreto dell’allora governo Renzi, recante “misure urgenti per l’efficienza della p.a. e per il sostegno dell’occupazione”, avvia il ridimensionamento del Formez. Intanto gli studi privati di consulenza si preparano a calare come avvoltoi. Da allora si avvicendano ben tre Commissari, che non possono non registrare la levata di scudi di regioni e comuni contro il governo centrale e la sua volontà di demolire l’unica struttura in grado di svolgere un ruolo tanto delicato e strategico. Si procede comunque al taglio dei contributi statali. A pagare il conto saranno 150 lavoratori precari e le loro famiglie, che non si vedranno rinnovare i contratti né saranno stabilizzati: nuovi disoccupati.

A gennaio di quest’anno Formez e sindacati (Fialp-Cisal, Uilpa, Cisl Fp, Cgil Fp) siglano l’accordo per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che prevede aumenti in busta paga in linea con quelli spuntati dal pubblico impiego dopo un decennio di blocco e solo a seguito del noto ricorso in sede costituzionale vinto dalla Fialp-Cisal. Subito dopo si insedia il nuovo commissario, Luisa Calindro, proveniente dallo staff di Marianna Madìa. Sono proprio gli uffici del Ministro a bloccare il contratto. Niente aumenti, almeno fino al momento in cui scriviamo, nonostante gli impegni assunti dal governo prima delle elezioni. Intanto il nuovo commissario, dopo quasi tre mesi, non si è ancora presentato ai lavoratori e ai loro rappresentanti.

Giuseppe Marro, Segretario nazionale FIALP CISAL

 

 


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