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Pubblico Impiego, Cavallaro: le proposte CISAL sui decreti attuativi

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Meno spazio alla politica nella pubblica amministrazione, un più ampio uso della contrattazione e la valorizzazione degli investimenti, alla base delle modifiche suggerite dalla Confederazione per il governo della PA 

 

 Roma, 22 marzo 2017 - La CISAL, convocata questa mattina in audizione sulla “legge Madia” presso la Commissione Parlamentare per la Semplificazione, ha presentato al Presidente Bruno Tabacci alcune proposte di emendamento sui decreti attuativi della riforma della Pubblica Amministrazione.

“L’approccio con cui la Confederazione ha elaborato il proprio contributo, spiega Francesco Cavallaro, Segretario Generale della CISAL, punta anzitutto a favorire la piena autonomia dell’Amministrazione dalla Politica, con l’introduzione del binomio potere-responsabilità a tutti i livelli, a garanzia di economicità, trasparenza e legalità dell’azione amministrativa. Riteniamo inoltre indispensabile recuperare nel Pubblico Impiego il primato della contrattazione, anche decentrata, con la conseguente massima delegificazione possibile, e ottenere la modifica quantitativa e qualitativa degli stanziamenti annunciati, da trasformare in veri e propri investimenti espressamente finalizzati a riformare la PA in termini funzionali alla crescita economica e sociale del Paese”.

“Nella configurazione delle nostre proposte, aggiunge Cavallaro, abbiamo tenuto in massima considerazione elementi imprescindibili per una corretta gestione del Pubblico Impiego, quali la molteplicità e l’eterogeneità delle amministrazioni chiamate a recepire e gestire la nuova disciplina, e la necessità di rispettare le differenze funzionali, professionali e operative degli oltre tre milioni di lavoratori coinvolti. Differenze che certo non sono state cancellate dalla riconfigurazione del settore in quattro comparti”.

“A prescindere dal merito del nostro intervento, conclude il Segretario, desta comunque profonde perplessità il fatto che il Governo abbia atteso praticamente la scadenza del termine di due anni previsto dalla legge per esercitare le deleghe attuative della riforma. Ritardo con cui, complice la mancata ottemperanza alla sentenza della Corte Costituzionale ottenuta su ricorso promosso anche dalla FIALP CISAL, è stato illegittimamente prorogato di otto anni il termine naturale previsto per il rinnovo del contratto del Pubblico Impiego”. 


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